Ascesa al Monte Subasio (da Assisi)
4 ottobre 2006
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L'anno scorso sono andato in vacanza in Umbria e dopo aver racimolato consigli da vari internauti della zona ho deciso di affrontare questa salita in bici da corsa. In molti mi hanno descritto quella al Monte Subasio come un'ascesa imperdibile, ma nessuno è stato in grado di dirmi con certezza se la strada fosse asfaltata fino in cima. Poco male, mi son detto, con il mio muletto ho già affontato varie salite sterrate e devo dire che mi son sempre divertito parecchio, sospeso tra l'emozione dell'impresa epica (come ai tempi eroici del ciclismo) e la paura di forare una ruota e di ritrovarsi solo in mezzo al nulla a dover effettuare la riparazione. Per la scalata la scelta della maglietta stile vintage in (misto-) lana è dunque d'obbligo. |
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Purtroppo la meteo è dalla mia parte e se alla mia partenza da Perugia il tempo è ancora discreto, al mio arrivo ad Assisi sinistre nubi già incappucciano la vetta del Subasio e lasciano presagire parte del peggio. Mi aspetto che in cima possa piovere, ma non saranno certo due gocce a fermarmi: l'importante è che non piova quando esco di casa, se l'acqua arriva quando sono già per strada il disappunto è minore. |
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Ma veniamo alla salita: partendo da S. Maria degli Angeli sono almeno 14 Km di strada per 1000 m di dislivello. Dapprima vi è un antipasto al 5% con vista su Assisi per scaldarsi le gambe: qui il traffico è sostenuto anche a causa del continuo afflusso di torpedoni che portano orde di pellegrini sul colle. Superati i vari posteggi per i turisti il traffico si dirada, ma la strada si impenna. |
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Il tratto tra Assisi (dopo la Porta dei Cappuccini) e l'Eremo delle Carceri è davvero duro, tutto intorno al 10% con punte che toccano il 15%, da affrontare dunque in maniera "ragionata" se si dispone, come nel mio caso, del 39x26 come rapporto più agile. Dopo l'Eremo il traffico praticamente si azzera, la strada sale intervallata da lunghi tornanti e le pendenze si fanno più regolari, pur mantenendosi importanti. |
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Continuando a salire comincio a ritrovarmi nelle nuvole, perso nel grigio più grigio su una strada semi-deserta in costante ascesa. Per maggior sicurezza, affinché le pochissime auto che fendevano la nebbia con i loro fari potessero scorgermi più facilmente, accendo le luci di posizione. |
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Sopra i 1000 metri la strada comincia a spianare, addirittura c'è una breve discesa: ho la sensazione di essere vicino alla vetta ma la visibilità è limitata a poche decine di metri. Fortissime folate di vento cominciano ad arrivare dal versante opposto. Credo di essere sulla cresta, ma non ancora in cima. A un tratto la strada ricomincia a salire con regolarità e, a partire da quota 1130 m l'asfalto lascia il posto ad uno sterrato rossiccio piuttosto compatto: pedalabile in condizioni normali, ma non sono esattamente quelle che sto affrontando io. |
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Persevero nonostante il vento riesca a tratti a spostarmi lateralmente: sulla terra battuta i copertoni hanno poca aderenza e scivolano perpendicolarmente al senso di marcia. Non riesco più a stare in sella e devo spingere! Alla fine a quota 1200 metri devo abbandonare l'impresa. |
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La strada ormai sta spianando ma non ho la minima idea di quanto manchi alla vetta, se solo avessi tenuto bene a mente l'altezza dello scollinamento! Purtroppo si è fatto alquanto tardi e devo calcolare anche il tempo per rientrare all'agriturismo dove mia moglie mi aspetta. |
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In discesa pur procedendo con estrema prudenza, non posso ugualmente evitare la caduta... vengo portato letteralmente via da una folata improvvisa e, nonostante riesca a mettere piede a terra e a fermarmi, non riesco a contrastare la forza del vento e finisco in un fosso! Pochi graffi comunque! |
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Tutto sommato è stata una
bella uscita, con il solo rammarico di non esser riuscito a capire dove
fosse la vetta per scattare un paio di foto. Ho fatto anche altre piccole
salite in loco, ma decisamente meno interessanti ed epiche!
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