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Domenica 5 novembre 2006 ho testato per voi la via del lago, il primo e per ora unico percorso ciclabile di Lugano, a tutt'oggi probabilmente la città più autocentrica del mondo dopo Los Angeles. Il giudizio complessivo è sufficiente anche se, più che creare un percorso ciclabile, tutto quello che si è fatto è stato ritagliare ad uso del ciclista degli spazi preesistenti poco utilizzati segnalando l'itinerario con degli appositi cartelli. Dove lo spazio per tali manovre oggettivamente non esisteva, i ciclisti sono stati dirottati su percorsi pedonali creando potenziali conflitti con gli utenti della strada più deboli: ovviamente nemmeno un centimetro di strada è stato tolto alle automobili! |
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Le pagelle
Segnaletica verticale:
7/10 |
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A Davesco un cartello presenta la via del lago descrivendo l'itinearario e rendendo edotto il ciclonauta sulle caratteristiche salienti del percorso e sui luoghi ed edifici di interesse storico e paesaggistico che si incontreranno percorrendolo. Il consiglio e quello di memorizzare bene il percorso, perché in qualche punto la segnaletica piazzata in loco non è sempre ottimale e ci si potrebbe anche perdere. |
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Avete controllato i freni?? Il primo impatto con la via del lago non è certo rassicurante... Volendo dar retta al cartello sembrerebbe che ci si voglia sbarazzare subito del ciclista gettandolo nel dirupo! Fortunatamente il percorso ciclabile non segue la via in questione ma svolta, dopo un primo breve tratto ripido (18%), immediatamente a sinistra, lungo strade dalle pendenze meno impervie.
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La partenza de la via del lago è situata in prossimità della chiesa di Davesco. Non vi è alcuna indicazione sul tipo di bicicletta richiesta. Va bene una bici da corsa? È sufficiente una city-bike? Si necessita di una MTB? |
La prima parte dell'itinerario conduce lungo il percorso della vecchia ferrovia che da Lugano portava a Cadro e Dino. Queste belle stradine non le conoscevo neppure io! Suggestivo il passaggio attraverso il tunnel, un po' meno il fondo stradale se non si è dotati di una MTB. In alcuni tratti difatti il ghiaietto è talmente profondo che anche con una city-bike o una bici da trekking si faticherebbe a procedere. |
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Purtroppo lungo la via del lago sono state posate un po' troppe di queste barriere alfine di impedire l'accesso ad altri veicoli. Fortunamente sono poste a una distanza sufficiente le une dalle altre per non ostacolare eccessivamente il transito del ciclista. Evidentemente i progettisti hanno imparato dagli errori precedenti ed han dato ascolto a qualcuno che in bicicletta ci va per davvero. |
Procedendo verso Viganello si intersecano diverse stradine di quartiere relativamente poco trafficate e che non rappresentano un particolare pericolo. Un'eccezione è però rappresentata da Salita Viarno, dove il rischio è che il ciclista, avendo precedentemente abbassato la soglia d'attenzione, vi si immetta distrattamente credendola un'altra strada di quartiere con il pericolo di venire travolto da un'auto. Il mio semplice consiglio sarebbe quello di porre della segnaletica orizzontale che imponga al ciclista di fermarsi prima dell'intersezione (o delle barriere più ingombranti, magari togliendole in luoghi meno sensibili dove rallentano inutilmente la marcia). |
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Ebbene sì! Anche la via del lago è dotata di segnaletica orizzontale... la scarsità di questo tipo di demarcazione è sintomatica del fatto che non si è voluto togliere alcuno spazio alle auto per concederlo ai ciclisti! |
L'incrocio tra via Boscioro e via la Santa potrebbe presentarsi difficoltoso nei momenti di maggior traffico. Difatti, alfine di far diventare verde il semaforo, è necessario premere l'apposito pulsante che però si nota poco ed è posto decisamente fuori dalla portata del ciclista. Qui un sensore interrato nell'asfalto sarebbe decisamente più comodo. |
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Giunti allo Studio Foce la segnaletica comincia a farsi meno chiara. Infatti sbaglio a imboccare l'entrata del parco e mi ritrovo fuori dal percorso ufficiale in piena zona pedonale. Per fortuna è domenica mattina e c'è poca gente in giro. |
Come risultato sbaglio anche l'uscita dal parco e mi ritrovo a percorrere il lungolago anziché via Nassa. Poco male, perché sarei stato d'intralcio per i pedoni lì esattamente come qui. Come detto, per fortuna è domenica mattina, fa freddo e c'è poca gente in giro! |
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Dopo un arzigogolo per le strade di Paradiso arrivo finalmente a Pambio. Ero estremamente curioso di sapere come avevano sistemato questo tratto, dove il percorso ciclabile preesistente era assurdamente sbarrato da ben 6 coppie di barriere in 300 metri. Noto con piacere che tre delle coppie sono sparite, mentre le rimanenti sono state distanziate in modo da non costringere più il ciclista a scendere dal proprio mezzo. |
Terminata a Pambio la via del lago, proseguo verso Figino per congiungermi all'itinerario ciclabile nazionale. A Barbengo mi imbatto nell'ennesima chicca di ingenieria urbanistica. Nonostante il percorso ciclabile sia chiaramente contrassegnato, le barriere poste per sbarrare l'accesso alle automobili sono poste in modo tale da costringere il ciclista a scendere dal mezzo. Ma è così difficile progettare un varco di 70 cm? |
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